Il Museo d'Orsay (o, per la precisione, Le :Musée de la Gare d'Orsay) divenne famoso già prima di esserci: infatti i quadri erano già esposti quasi tutti al Louvre ed in più la sistemazione a museo di una stazione in disuso aveva già attirato grande curiosità. Ma perché fare un museo del genere? Anzitutto, il Louvre era, ed è, una raccolta così vasta che resta impossibile visitarlo davvero; inoltre è un museo 'storico', dedicato cioè all'arte ormai storicamente definita, quella grosso modo fino al periodo romantico del primo '800. Le autorità competenti decisero perciò di creare un museo apposito per il periodo di transizione verso l'arte dell'ultimo secolo, ancora da inquadrare e va^ lutare criticamente. Come sede si scelse la vecchia Gare d'Orsay sorta a fine '800 sul terreno anni prima destinato ad accogliere il Museo delle Arti Decorative, progetto poi sacrificato ad esigenze speculative; si tratta in un certo senso di un risarcimento storico... Il restyling della stazione fu affidato all'arh. Gae Aulenti che creò uno spazio museale particolarmente suggestivo e funzionale per le opere esposte. Di solito quel periodo, il secondo '800, è identificato con l'impressionismo: la realtà è più complessa e varia. L'impressionismo fu di sicuro il fenomeno più rilevante, ma non il solo, ed inoltre coprì al massimo un ventennio: il museo d'Orsay “documenta"bene la complessità e la varietà delle espressioni artistiche di quei cinquant'anni. Anzitutto, l'arte 'ufficiale', che continua la tradizione classica incarnata da Ingres: la 'Sorgente' si rifà ai modelli rinascimentali e si propone come un'immagine di bellezza eterna, al di fuori (o al di sopra) della storia. E’ il tipo di arte che il pubblico, soprattutto borghese, preferiva, perché dava l'idea di stabilità e ordine immutabili e rassicuranti, .come se i cambiamenti della storia, spesso drammatici, non potessero toccare l'universo dell'arte. Ovviamente era un'illlusione: il 'funerale a Ornans' di Courbet, o 'L'angelus' di Millet smentiscono quest'arte idealizzata, calati come sono nella realtà viva e contemporanea: entrambi presentano una scena umile, quotidiana, cui conferiscono dignità e bellezza artistica, grazie anche alla serietà morale che anima i due pittori. L'attenzione a cogliere l'atmosfera ambientale, la magia della luce, l'espressione fugace di un momento, in questi dipinti, come anche nella 'Famiglia Bellelli' di Degas sono caratteri che preludono già all’impressionismo. L'anno cruciale è il 1863; l'arte francese da tempo aveva la sua vetrina ufficiale nell'annuale 'Salon' dove una commissione statale ammetteva e consacrava alla fama le opere a suo giudizio meritevoli; quell'anno aveva accettato la deliziosa, ma insipida, 'nascita di Venere' di Cabanel e respinto 'La colazione sull'erba' di Manet, con altre tremila opere...suscitando enormi proteste da parte di scrittori, intellettuali e artisti. Napoleone III istituisce allora il 'Salon des refusés', dove gli esclusi potevano, volendo e a proprie spese, esporre i loro lavori. Per anni è qui che si vedranno molti quadri dei vari Monet, .Manet, Renoir...suscitando interesse ed entusiasmo da perte di un pubblico (ristretto) che cercava e apprezzava le novità, e il sarcasmo e lo sdegno da parte di una maggioranza di intenditori tradizionalisti.
Lo scandalo era dovuto al lfatto che venisse rappresentata la realtà, magari squallida, del mondo contemporaneo, senza più la copertura del mito classico ne' l''ideale di bellezza e armonia che, sbagliando, si credeva dimorasse solo nella tradizione. Ad ogni modo l'impressionismo trionfa: nel decennio 1870/80 esso rappresenta la pittura per eccellenza, determinando una svolta decisiva nell'arte europea. Gli impressionisti ritengono che per rappresentare il mondo contemporaneo non siano più validi i. criteri del passato: la realtà va colta nell' immediatezza, così come s'imprime nell'occhio , esperto e attento, del pittore: la sua abilità consiste nel saper fissare sulla tela l’'impressione istantanea d'un colore, una luce, un movimento. Il pittore non segue più regole 'esterne' (disegno prospettiva struttura armonica di forme e colori..) ma quelle interne della sua personale sensibilità, e il soggetto dipinto vale non perché sia, storico, religioso, politico... ma perché ha catturato la curiosità del pittore: ed ecco i papaveri che spiccano fra l'erba del prato, i veli e le trine di una culla, la noia disperata al tavolino di un bar, la gioia di ballare... E' una pittura ottimista e fiduciosa, nella capacità dell'occhio umano di cogliere i segreti del mondo e mostrarli sulla tela. Altri artisti seguivano strade diverse: J. Moreau e Puvis de Chavannes, ad es., intendono la pittura come un mezzo per indagare il mondo interiore e mostrare ciò che l'occhio NON vede (incubi, sogni, ideali.) attraverso simboli e combinazioni formali del tutto personali. Negli anni '80 anche gli impressionisti prendono strade spesso divergenti: se Monet sviluppa fino alle estreme conseguenze la poetica impressionista, Renoir sente l’esigenza di un ritorno alla forma solida, alla centralità della figura umana; Cézanne scopre, oltre l’impressione istantanea, che il mondo, e quindi ogni immagine che lo rappresenti, ha una struttura persistente e quindi più reale della fugace impressione che l'occhio può averne: ogni corpo, ogni oggetto ha una struttura. geometrica che il pittore può rendere sulla tela attraverso i colori e la composizione volumetrica: e questo apre la via agli sviluppi novecenteschi del cubismo, futurismo... Altri giovani pitturi, formatisi con l'esperienza impressionista, prendono strade divergenti: è il caso di Gauguin, attratto dal primitivo, dal selvaggio (cioè da ciò che è spontaneo, naturale, al di fuori dei conformismi borghesi): lo cerca prima in Bretagna, poi a Tahiti..e lo rappresenta con una pittura sintetica dove colori, immagini, composizione non rappresentano tanto ciò che gli occhi vedono quanto ciò che vede l'animo. O il caso di Van Gogh che nel dipingere riversa tutto il suo mondo interiore, pieno di tensioni, aspirazioni, visioni indecifrabili; il cielo, la campagna, le case, i volti in lui assumono la forma dei suoi tormenti delle sue ossessioni; colori e pennellate danno vita a composizioni di straordinaria coerenza formale, classiche nel vero senso del termine: in cui, cioè, la forma è perfettamente adeguata al contenuto, che è l'inconscio, il mondo ignoto che abita nelle profondità della psiche... Con questa pittura, veramente, si chiude 1'800 e inizia, il più sconvolto e innovativo dei secoli della storia umana (almeno per quello che ne sappiamo).